Impatto ambientale Sud Libano

Nuovo report svela gli impatti ambientali della guerra nel Sud del Libano: nei suoli aumentano i metalli pesanti legati alle attività militari

21 Maggio 2026 • Scritto da Amel Italia

Source International, Amel Italia e Amel Association International pubblicano i risultati del primo monitoraggio pilota del progetto Turabna – Janoub Soil Monitoring, condotto nei distretti di Nabatieh e Marjaayoun.

A quasi due anni dall’inizio dell’escalation militare nel Sud del Libano, le organizzazioni pubblicano il report tecnico Legacy of conflict in South Lebanon’s soils, che presenta i risultati della prima campagna di monitoraggio dei suoli condotta nell’ambito del progetto. Insieme al report tecnico, vengono pubblicati anche i risultati di 122 interviste e 3 focus group tenuti con gli agricoltori colpiti dal conflitto. Per maggiori dettagli e per consultare i dati completi sul monitoraggio ambientale, si rimanda direttamente al file Nuovo report svela gli impatti ambientali della guerra nel Libano del Sud-1.pdf.

La campagna si è svolta nell’agosto 2025 nel Governatorato di Nabatieh, una delle aree più colpite dagli attacchi iniziati nell’ottobre 2023. Nella regione sono stati registrati oltre 8.500 attacchi, tra bombardamenti, raid aerei e 247 episodi sospetti di uso di fosforo bianco fino a novembre 2024; il conflitto ha provocato quasi 4.000 vittime e lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone. Le operazioni militari hanno inoltre avuto conseguenze rilevanti sugli ecosistemi locali, con oltre 2.200 ettari di foreste e terreni agricoli bruciati.

Il progetto nasce dalle preoccupazioni espresse da agricoltori, residenti e comunità locali sugli effetti a lungo termine della guerra sulla qualità dei suoli, sulla sicurezza alimentare e sulla produttività agricola.

In assenza di specifici standard nazionali sulla qualità del suolo, il rapporto mette a confronto i risultati della campagna del 2025 con campioni storici raccolti nella stessa zona nel 2001 e con valori di riferimento internazionali. Il suo obiettivo è quello di fornire una prima base di riferimento scientifica indipendente per valutare se, e in che misura, il conflitto abbia lasciato tracce chimiche nei suoli del Libano meridionale. Le analisi si sono concentrate su metalli pesanti legati all’uso di munizioni, indicatori di fosforo bianco e uranio.

I risultati principali

Il dato più rilevante emerso dal report riguarda l’aumento dei metalli pesanti direttamente associati all’uso di armi e munizioni. Tra il 2001 e il 2025, nei suoli campionati nei distretti di Marjaayoun e Nabatieh sono aumentati in modo statisticamente significativo piombo, antimonio, rame e zinco: quattro elementi considerati in letteratura impronte tipiche delle attività militari.

Rispetto ai campioni storici del 2001, le concentrazioni mediane sono aumentate di 1,5 volte per il piombo, 3,6 volte per l’antimonio, 2,5 volte per il rame e 2,6 volte per lo zinco. Nei siti confrontabili direttamente, gli aumenti risultano ancora più marcati, con rapporti medi pari a 4,0 per il piombo, 4,6 per l’antimonio, 4,4 per il rame e 5,3 per lo zinco.

Gli hotspot di contaminazione

Il quadro più preoccupante riguarda alcuni hotspot di contaminazione, dove le concentrazioni superano nettamente i riferimenti internazionali. Il caso più evidente è stato rilevato a Houla, nel distretto di Marjaayoun: in questo sito l’antimonio è risultato circa 500 volte superiore alla mediana del 2001 e il piombo ha superato il valore precauzionale tedesco. Altri hotspot sono stati individuati nei pressi di abitazioni bombardate.

Il report descrive quindi una contaminazione con due livelli: da un lato un peggioramento diffuso della qualità dei suoli nell’area studiata; dall’altro, siti localizzati con concentrazioni molto più elevate, che richiedono indagini mirate e attenzione prioritaria. Il piombo rappresenta una delle principali preoccupazioni per la sua tossicità e persistenza ambientale.

Le dichiarazioni dei partner

“Il principio fondamentale del diritto umanitario è molto semplice. Finita la guerra tutto dovrebbe tornare come era prima e la popolazione civile dovrebbe poter tornare alla propria vita. MA come è possibile farlo se l’ambiente in cui si viveva prima è stato devastato? […] Il micidiale lascito di inquinamento in quei terreni andrà avanti per decine di anni.”

Flaviano Bianchini, direttore di Source International

“Quello che abbiamo visto nei villaggi del sud del libano è l’indiscriminata violenza che caratterizza il colonialismo di insediamento israeliano. […] Oltre ai devastanti effetti immediati, la sistematica distruzione dell’ecosistema comporta danni a lungo termine meno visibili che mettono a rischio la sicurezza e la sovranità alimentare di un’intera popolazione.”

Roberto Renino, Presidente di Amel Italia

“Per molte famiglie nel Libano meridionale, tornare a casa non significa solo ricostruire le proprie abitazioni, ma anche affrontare le conseguenze ambientali a lungo termine lasciate dal conflitto. Il risanamento ambientale deve essere parte integrante di qualsiasi intervento umanitario.”

Hoda Khatoun, Livelihood Coordinator di Amel Association International

Contatti e Informazioni

I dettagli operativi e storici delle organizzazioni coinvolte (Source International, Amel Italia e Amel Association International) sono disponibili sul portale ufficiale dell’associazione. Per richieste stampa e approfondimenti:

Source International: Flaviano Bianchini – flaviano@source-international.org
Amel Italia: Roberto Renino – presidente@amelitalia.org
Amel Association International: Hoda Khatoun – livelihood@amel.org